Garessio, tra compostezza piemontese e colorismo ligure

#borgochevai, la nostra rubrica dedicata ai piccoli centri urbani del Piemonte: tra borghi più belli d’Italia e perle ancora nascoste al turismo di massa, un viaggio alla scoperta di culture, sapori e tradizioni.

Ai piedi del Colle San Bernardo si trova l’antico paese di Garessio, che non si presenta come un unicum compatto, ma si snocciola su pianori e salite, diviso in frazioni e borgate che si diramano dal borgo medievale, che qui si chiama Borgo Maggiore. È un paese antico e importante, Garessio, per la sua storia, per gli scrittori che l’hanno frequentato (Gozzano, Calvino, Guareschi), per gli artisti che l’hanno amato (Richard West, Golia, Giugiaro padre e figlio), per tutte le vicende che hanno lambito le sponde del Tanaro, il fiume cui sovrintende la divinità celtica che forse gli ha dato nome, Taranis. Il nome del borgo, invece, viene dalle querce in mezzo alle quali è sorto; infatti, c’è qualcosa di nodoso e selvatico nella vecchia Garessio, che dai raffinati negozi del centro si spinge fino alle spopolate frazioni di montagna dove resiste qualche pastore, tra il profumo dei formaggi d’alpeggio. Ci sono i mattoni, il cotto, la tonalità prevalente del rosso, che danno calore al Borgo Maggiore, alle sue case e alle sue chiese, quasi a difenderlo dalle scorribande del vento che viene dal mare e che qui chiamano affettuosamente “marino”. Ma è un vento che si fa sentire, scompiglia i capelli. La compostezza piemontese s’incrocia con il carattere ligure – siamo al confine tra le due regioni – e ne nasce un interessante ibrido, così che Garessio è vicina al mare ma è un paese di montagna.

La visita di Garessio non può che partire da via Cavour, percorrendo la quale verso sud si arriva alla Porta Rose, antica torre oggi sede di una galleria d’arte. Qui iniziava la parte più antica del ricetto, risalente al 1100 circa, che era circondato da mura, torri, porte e postierle di cui resta qualche traccia. Porta Rose ne costituiva l’accesso principale ed era difesa da un ponte levatoio posto tra due torri. Quella di destra esiste ancora ma è inglobata in un edificio privato.

Proseguendo per via Cavour si arriva in breve in piazza Carrara, dove da un lato si nota una bella facciata medievale in pietra e cotto con grandi finestre goticheggianti (Casa Odda) e dall’altro il palazzo Comunale, edificio risalente al Seicento, sormontato da un’alta torre quadrata con campanone e orologio. Proseguendo lungo la stessa via, ora in salita, si nota subito a destra la facciata di Casa Averame da poco restaurata e sulla sinistra la piazzetta di San Giovanni, considerata tra le più belle del Piemonte. La piazza è sovrastata dall’omonima chiesa che risalta alla sommità di un’ampia scalinata e il cui interno è decorato da 18 lunette rappresentanti la vita del Santo realizzate nella seconda metà del Seicento. Ai piedi della scalinata si ammira la pavimentazione in ciottoli bianchi e neri su disegno del designer Giorgetto Giugiaro nativo di Garessio. A destra, le pitture in trompe-l’oeil di Casa Giugiaro aggiungono fascino al luogo. Proseguendo in salita lungo via Cavour e superato un piccolo slargo con una casa chiamata “Isola di Caprera”, si svolta a sinistra per via Montegrappa e si entra nel Bricco, un gruppo di case raccolto sotto la collina del castello. Anche se un po’ malandata, questa è la parte più interessante. Basti vedere la cinquecentesca costruzione con i pinnacoli incorporati nel muro, sede delle terziarie domenicane, da dove in ripida discesa parte via Relecca, in cui si trasferirono gli abitanti delle frazioni occupate dai Saraceni nel X secolo. Proseguendo tra piccole costruzioni e case padronali (ce n’è una con inferriate in ferro battuto e bel portale in pietra) si arriva alla Porta Jhape, il cui nome deriva dalle “ciappe”, o “lose”, con cui erano coperti i tetti delle case del Bricco. La porta è ancora unita sulla sinistra alle mura medievali che fiancheggiano il rio San Mauro. Oltre la porta, l’antica strada di collegamento tra Piemonte e Liguria, usata per il commercio del sale. A destra del ponte, la chiesa di Santa Maria Extra Moenia, la più antica di Garessio, con l’elegante campanile in stile romanico-gotico del 1448. La chiesa è sorta intorno al Mille; rimaneggiata nel tempo, conserva il portale, sopravvissuto alle spoliazioni napoleoniche. Procedendo lungo le mura appare sulla destra l’imponente chiesa Parrocchiale di Maria Vergine Assunta, in origine convento domenicano, poi sostituito dalla nuova costruzione in cotto (1717-28) dell’architetto Francesco Gallo. Distrutta anche questa dai francesi, è stata ricostruita e riconsacrata nel 1878 riprendendo integralmente il progetto del Gallo.

Di fronte alla parrocchiale, superato il ponte ci si ritrova nella piazza dei Battuti Parvi dove si innalza una bella costruzione in pietra con copertura ottagonale risalente al tardo medioevo, che risulta essere stata la primitiva cappella di San Giovanni Battista. Se si prosegue costeggiando il rio lungo via Fasiani, si raggiunge porta Liazoliorum o dei Viassolo, dal nome della famiglia che aveva diritto a riscuotere il pedaggio da chi vi entrava con le merci. Da qui si torna nella piazza del Comune.

Proseguendo invece in salita per via Cavour, si entra nella parte più antica del Borgo Maggiore, caratterizzata da vecchie case con facciate medievali, come Casa Martelli, un tempo affiancate da numerose botteghe dove si svolgevano commerci e mercati. Infatti, si arriva subito alla piazzetta del Mercato, con bel vascone in pietra e fontana. A sinistra, una stradina ripida conduce ai ruderi del Castello del XII secolo, dove ancora si osserva la “torre dell’impiccato”.

A destra, invece, via Cavour termina sulla strada provinciale, oltrepassata la quale compare, al di là di un ponticello, la seicentesca Cappella di San Giacomo. Superato il ponticello e voltate le spalle all’edificio, si ammirano le case racchiuse nel ricetto difeso dal rio San Giacomo, mentre a sinistra si alza la medievale Torre Clocharium, di proprietà privata.

Fuori dal Borgo Maggiore è da vedere, in Borgo Ponte, un’altra splendida costruzione di Francesco Gallo, la chiesa di Santa Caterina d’Alessandria progettata nel 1723, con la facciata barocca in mattoni a vista, i pregevoli altari laterali del 1760 e il fonte battesimale del 1486 chiuso da un cancello secentesco.

A ben 19 km dal Borgo Maggiore, nella frazione di Valcasotto, sorge il Castello Reale di Casotto, alle pendici del Bric Mindino a 1.090 m di quota, nato nell’XI secolo come certosa dedicata a san Brunone.[1] Nel corso dei secoli subì diversi saccheggi ed incendi che ne modificarono la struttura, il cui impianto attuale fu realizzato fra XVI e XVII secolo. La facciata in marmo fu realizzata a metà del XVIII secolo, su progetto dell’architetto Bernardo Antonio Vittone.

Nel 1803 dopo la discesa in Italia delle truppe napoleoniche che, per occupare l’edificio ne danneggiarono in maniera importante la parte posteriore, l’Ordine dei certosini venne sciolto e la struttura venduta a privati, per passare nel 1837 fra le residenze di casa Savoia, acquistata da Carlo Alberto, che utilizzò il palazzo come residenza reale estiva e suo figlio Vittorio Emanuele II vi soggiornò durante diverse battute di caccia. La venaria reale di Valcasotto fu venduta nel 1881 da re Umberto I a privati.

By Redazione

Related Posts