Il Polittico di Sant’Anna, la svolta artistica di Gaudenzio Ferrari

Quattro tavole che rappresentano il punto di svolta nella pittura di Gaudenzio Ferrari, che facendo proprie le influenze della scuola pittorica dell’Italia centrale apre una nuova stagione artistica per la città di Vercelli.
Gaudenzio Ferrari, Polittico di Sant’Anna, 1508, tempera su tavola, ogni scomparto 79 x 110 cm. Torino, Galleria Sabauda, Torino

Il Polittico di Sant’Anna di Gaudenzio Ferrari si trova alla Galleria Sabauda di Torino ed è composto da quattro tavole dipinte. Le tavole rappresentano Gioacchino cacciato dal tempio, la Madonna con il Bambino, Sant’Anna e donatori, la Concezione di Sant’Anna, l’Eterno. Gaudenzio Ferrari dipinse Il Polittico all’inizio della sua carriera di pittore intorno al 1508: è la prima opera che il pittore dipinse per Vercelli. Infatti in origine il politico si trovava presso la chiesa della Confraternita di Sant’Anna. La grande macchina d’altare era formata in origine da 6 pannelli, tutti conservatisi e divisi oggi tra Torino e la National Gallery di Londra.

Quest’opera è considerata dagli storici un fattore di rottura con la tradizione pittorica precedente alla sua realizzazione. Nel Polittico giovanile di Gaudenzio Ferrari infatti si colgono alcune influenze provenienti dalla scuola pittorica dell’Italia centrale. L’artista compì il suo viaggio di formazione a Roma proprio in quegli anni. Lo stile del polittico, con le scene animate da una sottesa tensione psicologica, costituì per la città di Vercelli un evento di grande novità, destinato a condizionare fortemente la futura produzione degli altri pittori locali (come Eusebio Ferrari, Gerolamo Giovenone e, più tardi, Bernardino Lanino che di Gaudenzio fu valente allievo).

Si può osservare, per sottolineare le novità gaudenziane, come nella tavola di Gioacchino cacciato dal Tempio, vibri un pathos singolare, con la figura del burbero sacerdote nella sua tunica bianca, che alza minaccioso il pugno verso un Gioacchino, che curva le spalle ed incrocia le braccia sul petto, impaurito ed umiliato. L’episodio si riferisce ad uno dei vangeli apocrifi che recita: «…gli si avvicinò uno scriba del tempio di nome Ruben e gli domandò come mai egli, infecondo, osasse stare tra i fecondi, e gli disse: “A te non è lecito offrire doni e sacrifici nel tempio del Signore, giacché tu non hai suscitato una discendenza in Israele. Infatti la Scrittura dice: Maledetto chiunque non ha generato un maschio in Israele”».

By Redazione

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