La “Resurrezione” e l’imponenza manierista di Giovenone il giovane

I gesti bloccati e imponenti, le espressioni raggelate: gli accostamenti a Gaudenzio Ferrari e i riferimenti ai modelli proposti dal manierismo lombardo-veneto sono evidenti, conferendo una sontuosità subito impattante al dipinto dell’artista vercellese.
Giuseppe Giovenone il giovane, Resurrezione di Cristo, tempera su tavola, 1555-1560, Galleria Sabauda, Torino

Figlio del maestro Gerolamo e di Apollonia Bagnaterra, Giovenone – detto il giovane per distinguerlo dall’omonimo zio paterno – nacque a Vercelli. La sua prima formazione artistica è tuttora di difficile definizione, ma certo dovette svolgersi nell’ambiente della fiorente bottega paterna. È invalso l’uso di definirlo “il Giovane” per evitare la confusione con l’omonimo zio paterno, una confusione che peraltro a lungo ha comportato scambi nell’attribuzione anche di alcune opere firmate. Per un artista vercellese della sua generazione il riferimento formativo d’obbligo era quello della fase tarda di Gaudenzio Ferrari, del quale si studiavano particolarmente gli affreschi di San Cristoforo a Vercelli, ciclo dal quale lo stesso Giovenone trasse spunti che riutilizzò nel tempo.

Alcuni documenti indicano come la precoce fama del pittore avesse trovato apprezzamento da parte della corte sabauda, che lo chiamò a collaborare in varie occasioni, tra le quali figura l’incarico di dipingere le armi ducali in tutto il territorio dello Stato sabaudo, insieme con altri due pittori, tra i quali il Lanino suo cognato.

Nella scenografica composizione della Resurrezione, nei gesti bloccati e imponenti, nelle espressioni raggelate sono evidenti gli accostamenti alla più tarda fase di Gaudenzio Ferrari e i riferimenti ai modelli proposti da due protagonisti del manierismo lombardo-veneto, il Pordenone e Giulio Romano. La disposizione dei protagonisti, circocentrica rispetto al Cristo, conferisce alla tavola, che trova inoltre perfetta corrispondenza nei due cartoni preparatori conservati alla Pinacoteca Albertina di Torino, un senso di immediata sontuosità.

By Manuela Marocco

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