Il Regio ci fa riscoprire la bellezza di Palazzo Arsenale, gioiello barocco nel cuore di Torino

Una perla nascosta nel centro di Torino, da cui sono passati i grandi nomi della storia d’Italia. E che da oggi possiamo riscoprire grazie anche al Regio Opera Festival.

A giugno dello scorso anno erano stati avviati i lavori che in meno di un anno hanno portato al completo rifacimento della pavimentazione in pietra di “Luserna”, ad un nuovo sistema di illuminazione a pavimento, mediante l’utilizzo di lampade a tecnologia LED e alla realizzazione di 4 porzioni di aree verdi lungo l’attuale sagoma del marciapiede.

Il progetto di restauro e valorizzazione di Palazzo Arsenale, una perla nascosta al grande pubblico nel centro di Torino, ha consentito un arricchimento dal punto di vista ambientale, concluso sotto la supervisione della Soprintendenza competente e realizzato grazie al sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo, di Intesa Sanpaolo e della Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino, che ne ha anche coordinato i lavori. Un progetto di pregio, che ha usufruito del regime dell’Art Bonus.

Lavori del valore di 770.000 euro (400.000 dalla Compagnia di San Paolo, 300.000 da Intesa San Paolo e 70.000 dalla Consulta per la valorizzazione dei beni artistici e culturali di Torino), che a inizio giugno hanno condotto all’inaugurazione di quello che a tutti gli effetti è un gioiello dell’architettura e dell’arte barocca, con l’apertura – pur parziale – alle visite del pubblico. La storica sede del Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito è visitabile il mercoledì, sabato e domenica dalle 18 alle 20. E, ad oggi, si sta pensando anche all’apertura delle sale auliche, compresa la biblioteca storica.

Ora la storica sede del Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito si prepara ad essere vissuta dal pubblico torinese (e speriamo non solo torinese) grazie al Regio Opera Festival, in partenza questa sera. Una trovata geniale, bisogna riconoscerlo, i cui meriti vanno attribuiti al commissario straordinario del Regio Rosanna Purchia: venuta da Napoli a Torino per risanare i conti dissestati dell’ente lirico piemontese (e con successo, visto il pareggio di bilancio ampiamente agguantato in un anno in cui nulla è certo), lascerà in dote alla città una manifestazione estiva la cui prosecuzione nei prossimi anni non è un fatto scontato.

Al prossimo sovrintendente spetterà il compito di preservare una rassegna che, almeno per quanto riguarda la location, guarda a consolidati modelli europei e statunitensi. Dove è prassi, nei mesi caldi, portare le orchestra fuori dai tradizionali confini fisici della lirica.

Per lunga parte della sua storia questo complesso architettonico che occupa un intero grande isolato nel centro della città assolse alla duplice funzione di fabbrica d’armi, come Arsenale, e di fucina di ufficiali come sede delle Regie Scuole teoriche e pratiche di artiglieria e fortificazione. Progettato per essere costruito in un isolato periferico, a ridosso del fronte bastionato meridionale e non lontano dalla Cittadella, il complesso fu impostato secondo un impianto quadrilatero. Esso inglobò, inizialmente, la fonderia realizzata a partire dal 1659 su progetto di Carlo Morello in sostituzione di quella esistente in piazza Castello e risentì di due progetti di Filippo Juvarra (del 1728 e del 1730 circa) che, recuperando l’ingresso realizzato da Amedeo di Castellamonte verso il 1677, già prevedevano per il complesso uno sviluppo a corte chiusa e un impianto distributivo giocato sulle diagonali.

Fu Carlo Emanuele III a sottoscriverne la costruzione, affidandola al capitano d’artiglieria Felice De Vincenti. Avviati nel 1732, i lavori si interruppero bruscamente nel 1736, per riprendere nel 1738. De Vincenti rispettò, nella sostanza, il secondo progetto juvarriano; tuttavia, la scelta di realizzare il complesso “a prova”, implicò la ricostruzione di tutti gli edifici sino ad allora realizzati. Il cantiere, tra sospensioni e riprese, entrò nel vivo nel 1769, per concludersi nel 1783. Già dagli anni Cinquanta, comunque, iniziò l’attività di fusione dei cannoni e furono allestiti i laboratori di chimica e metallurgia. L’ingresso monumentale fu ultimato solo nel 1890 dal capitano del Genio Emilio Marrullier.

Il complesso dell’Arsenale si sviluppa su tre piani, scanditi da un ordine gigante di lesene doriche fasciate e binate che reggono una trabeazione anch’essa dorica, con triglifi nel fregio, e poggiano su un altro basamento bugnato, sviluppato per l’altezza del piano terreno dell’edificio. L’aspetto severo e “maschio” che ne risulta, d’obbligo per un’architettura militare, è rimarcato dalla presenza di otto padiglioni, collocati in corrispondenza degli angoli e in mezzeria delle quattro maniche, più elevati e leggermente sporgenti rispetto al filo di fabbricazione del complesso. In corrispondenza dell’angolo tra le vie dell’Arcivescovado e dell’Arsenale è posto l’ingresso monumentale, di gusto eclettico e dominato dalle statue che rappresentano le armi del Genio e dell’Artiglieria, che introduce a un atrio ottagonale e al sistema principale di scale.

Il complesso ha ospitato le Regie Scuole teoriche e pratiche di Artiglieria e Fortificazione, lì trasferite prima del 1781, il Museo di Artiglieria, le cui collezioni furono trasportate nel Mastio della Cittadella nel 1893, e il Laboratorio di precisione, istituito nel 1861 per verificare l’accuratezza dei calibri e sperimentare nuove armi. Danneggiato dai bombardamenti nel 1942-1943 e restaurato, l’Arsenale divenne quindi sede della Scuola d’Applicazione di Artiglieria e Genio Militare.

Ma la storia del Palazzo travalica i confini dell’educazione bellica. Qui hanno insegnato scienziati di statura internazionale come il matematico Luigi Lagrange, Filippo Burzio e Giovanni Plana, che ne hanno fatto un avamposto di cultura scientifica e tecnologica, un luogo di intuizioni e invenzioni poi successivamente impiegate in ambito agricolo, industriale, e non solo. E come ufficiali hanno trascorso fra queste mura una parte della loro formazione Camillo Cavour, Alfonso Lamarmora, Raffaele Cadorna, Armando Diaz. Da Palazzo Arsenale è passata, in sordina, la grande storia d’Italia. E ora possiamo riscoprirlo.

By Vincenzo Lo Iacono

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