Filippino Lippi, l’impressionista

Se volessimo congiungere con un filo immaginario Botticelli agli impressionisti, di certo dovremmo passare da Filippino Lippi: un pittore che traghettò l’arte dalla lineare perfezione botticelliana all’esasperazione espressiva e alle tensioni appassionate tipiche del manierismo, ricorrendo a una pennellata visibile e pastosa, quasi “impressionistica”.
Filippino Lippi, I tre Arcangeli e Tobiolo, 1480-82, olio su tela, Galleria Sabauda, Torino

Il pratese Filippino Lippi riprese lo stile lineare del suo maestro Sandro Botticelli, ma lo usò per creare opere in cui risaltasse il carattere irreale della scena con figure allungate e scene ricche di dettagli fantasiosi. La pittura di Filippino è tra le più rappresentative dell’evoluzione a Firenze avvenuta alla fine del XV secolo: dall’età dell’equilibrio e della purezza lineare l’arte venne traghettata all’esasperazione espressiva e alle tensioni appassionate, che sfociarono poi nel manierismo. Fu uno dei primi pittori in assoluto a usare, sebbene relegata a dettagli secondari, una pennellata visibile e pastosa, quasi “impressionistica”. Il suo esempio venne ripreso e sviluppato da alcuni artisti fiorentini come Rosso Fiorentino, ed è possibile tracciare una linea ideale che lega lo sviluppo di questa tecnica, attraverso Parmigianino, il tardo Tiziano, Rubens, Rembrandt, Fragonard, fino ad arrivare agli impressionisti.

Il dipinto I tre arcangeli e Tobiolo illustra al centro le figure dell’arcangelo Raffaele e il personaggio biblico Tobiolo, affiancati dai due arcangeli Michele e Gabriele; fa da sfondo alla scena una calda luce accentuata ancor di più dalle vesti vibranti delle figure, che sottolineano l’abilità coloristica di Lippi. È chiara inoltre, nelle figure, l’attenta ripresa della sinuosità botticelliana.

Il dipinto mostra i tre arcangeli ciascuno con un tipico attributo oppure, nel caso di Raffaele al centro, con un episodio della propria storia. Michele ha infatti la spada e un piccolo globo con un croce (simbolo della Terra) in mano; Raffaele tiene per mano Tobiolo, che accompagnò in un prodigioso viaggio con anche il cagnolino (in basso) in cui il ragazzo prese un pesce (che tiene in mano) per guarire il proprio padre malato; Gabriele infine tiene in mano il giglio bianco che offrì alla Madonna durante l’annunciazione.

Il paesaggio bucolico che avvolge caldamente i protagonisti e che non sfuma ancora sullo sfondo fa di quest’opera una delle ultime grandi rappresentazioni pre-leonardesche. Da lì a poco, infatti, il genio toscano imporrà fondali sfumati verso l’orizzonte, come si può vedere nella sua opera probabilmente più nota, la Gioconda.

By Manuela Marocco

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