Chi è Stefano Lo Russo, il geologo candidato Sindaco del centrosinistra

Il quarantaseienne geologo e docente al Politecnico, principale oppositore di Chiara Appendino in Sala Rossa, è l’uomo del centrosinistra che sfiderà Damilano alle elezioni in autunno.

Torinese, classe 1975, Stefano Lo Russo ha vinto ieri le primarie del centrosinistra torinese con il 37,48% dei voti, venendo incoronato candidato Sindaco per la coalizione che contenderà a Paolo Damilano e al centrodestra la successione di Appendino a Palazzo Civico.

Di formazione accademica, nel 1999 consegue la Laurea con lode in Scienze Geologiche presso l’Università degli Studi di Torino, e cinque anni dopo il dottorato di ricerca. Ad oggi è Professore Ordinario di Geologia Applicata, Geografia Fisica e Geomorfologia al Politecnico di Torino presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture.

Non mancano incarichi all’estero: è stato referente del Rettore del Politecnico per i rapporti con la Federazione Russa, Visiting Professor presso MGIMO University – Moscow State Institute of International Relations of the Ministry of Foreign Affairs of the Russian Federation, Visiting Professor presso Peter The Great St. Petersburg Polytechnic University e referente del Politecnico di Torino per il programma Erasmus+ presso la Flinders University (Adelaide, South Australia). È anche co-fondatore e componente del board di EST (Energy Security and Transition Lab) e Responsabile di Task “Energy and Eurasia”presso l’Energy Center del Politecnico di Torino.

Lo Russo è pratico della macchina amministrativa: tra il 2002 e il 2007 è stato funzionario tecnico, proprio in qualità di geologo, presso la Regione Piemonte, mentre la prima esperienza come consigliere comunale a Torino risale al 2006, quando viene eletto tra le fila dell’allora Ulivo. Nel 2011 viene confermato nella lista del PD, diventando poi nel 2013 assessore alle Politiche Urbanistiche nella giunta di Piero Fassino.

Dopo le elezioni del 2016 vinte da Chiara Appendino, diventa capogruppo del gruppo consiliare del Partito Democratico: negli ultimi cinque anni, la sua è stata probabilmente la sola opposizione di petto alle iniziative pentastellate, lontana dalle boutade dell’alfiere leghista Fabrizio Ricca, mai incisivo in Sala Rossa (nemmeno quando riuscì a farsi sentire in occasione della querelle causata dalLa cacciata di Altaforte dal Salone del Libro).

Non è tuttavia mancato lo scivolone: quando, attingendo dal successo delle manifestazioni svoltesi a Matera per l’inizio dell’anno come Capitale Europea della Cultura, decide di lanciare via social la proposta di candidatura di Torino allo stesso titolo per il 2033 (prossimo anno nel quale toccherà a una città della penisola). Proposta che all’epoca – siamo nel 2019 – appare più interessante della candidatura avanzata da Appendino per la città come capitale italiana della cultura (titolo inventato come contentino per le città che hanno visto deluse le speranze riposte nella corsa a capitale europea, e che in termini di indotto economico apporta poco o nulla nelle casse cittadine).

Così il consigliere, dopo una serie di riflessioni concise e riduttive, seppur condivisibili, sul ruolo della cultura nel processo di costruzione dell’identità europea, sceglie di dedicarsi al significato del mondo culturale nella vita politica cittadina: “Parlare di cultura a Torino sta diventando un esercizio ozioso. Sempre meno coinvolgente e sempre più da ragionieri e contabili. Buchi, sponsorizzazioni, bilanci, corte dei conti”.

Scrivevamo in quell’occasione: “Esattamente il ruolo che gli amministratori locali sono chiamati a svolgere: determinare quale sia il miglior impiego razionale dei fondi pubblici. Che non sono altro che i soldi prelevati dalla tasche della cittadinanza. Caro Lo Russo, nel caso in cui lo trovassi un esercizio ozioso e poco coinvolgente, puoi sempre dimetterti e dedicarti ad altro. Il ritenere tedioso aver a che fare con buchi, bilanci e sponsorizzazioni disonora il delicato ruolo degli amministratori locali, tradisce una visione della società dirigistica e dimostra, ancora una volta, che la stragrande maggioranza dei nostri rappresentanti si muove oltre i margini posti alla loro azione. Che in altro non consiste se non nel porre in essere le condizioni più favorevoli possibile al progresso e alla crescita dei corpi sociali intermedi, delle associazioni, dei privati cittadini, dei poli culturali e artistici. Condizioni inattuabili senza un impiego oculato dei fondi pubblici”.

By Redazione

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