Le boutade di Valentina Sganga, candidata Sindaco a Torino per il M5S

Torino capitale della cultura? Altro che corsa al titolo europeo, sufficiente quello italiano. Come una Juventus in B. E la riconferma di Evelina Christillin all’Egizio sarebbe stata “irricevibile”. Nonostante la crescita esponenziale del Museo negli ultimi anni.

34 anni, laurea magistrale in scienze dell’amministrazione, impiegata, precaria al momento dell’ingresso in Sala Rossa nel 2016. Il ruolo di capogruppo in consiglio comunale la ha consentito di ritagliarsi, negli ultimi anni, uno spazio d’influenza sicuramente superiore ad altri volti del grillismo torinese. Convinta No Tav e contraria al ticket olimpico Milano-Torino-Cortina, s’è fatta conoscere in materia culturale più per le boutade ciclicamente espresse che non per serie iniziative in materia che portino il suo nome (il grande –ma poi naufragato – progetto culturale della giunta Appendino, la riforma del Regio, vide infatti a suo tempo in Massimo Giovara il portabandiera).

Come quando, nel 2019, rispondendo a un post del capogruppo PD Lo Russo che proponeva di lavorare a un dossier di candidatura di Torino come capitale europea della cultura 2033, scrisse: “Torino capitale della cultura, ma nessuna lezione dal PD che è responsabile del disastro della fondazione per il libro”. Il legame tra le due proposizioni resta, due anni dopo, un mistero. Tanto più che il consigliere dem non aveva posto paletti né tentato di dare lezioni a nessuno.

Dopo aver di fatto stroncato la possibilità di dibattito politico relativo alla candidatura, con un lapidario “obiettivo condivisibile che potrebbe impegnare seriamente l’amministrazione che seguirà alla nostra” (probabilmente la mancata riconfermata era data per scontata già due estati fa), il consigliere di maggioranza aveva ribadito la volontà, già espressa da Appendino, di lavorare a “un’altra importante sfida: quella di Capitale Italiana della Cultura del 2021”.

Vale la pena, a questo punto, chiarire un paio di concetti di fondo che, se mal interpretati, rischiano di originare confusione. Innanzitutto, i titoli di capitale culturale italiana ed europea non sono in alcun modo correlati. L’investitura nazionale fu pensata nel 2014 per garantire il contentino a tutte le città rimaste escluse, dopo la selezione di Matera, dalla corsa a capitale europea. In secondo luogo, il secondo dei due riconoscimenti citati è assai più prestigioso. Non solo perché garantisce visibilità internazionale e origina cospicui ritorni economici e d’immagine, ma perché necessita di investimenti e piani a lungo termine.

Il fregio di capitale italiana è stato pensato per valorizzare le realtà più piccole della Penisola garantendo una minima forma di visibilità mediatica. È assai improbabile che si scelga di premiare la quarta città per numero di abitanti in Italia. A testimonianza di ciò, è sufficiente dare uno sguardo ai vincitori delle passate edizioni: Ravenna, Cagliari, Lecce, Perugia e Siena nel 2015; Mantova nel 2016 e Pistoia nel 2017. Né Bologna, né Firenze, né tantomeno Venezia.

E, non a caso, il nostro articolo di commento alla vicenda lo avevamo intitolato: “Torino capitale italiana della cultura? Come una Juventus in B. Ma non ditelo a Sganga”.

La scorsa estate è stato invece il turno della querelle relativa alla riconferma di Evelina Christillin per un terzo mandato alla presidenza del Museo Egizio. Mandato che, tuttavia, necessitava di una modifica dello statuto della Fondazione di via Accademia delle Scienze, che poneva a due mandati il tetto massimo di permanenza in carica. Sganga non manca di farsi sentire, facendo fronte comune tanto con i pentastellati di Comune (Versaci in testa) e Regione (Frediani in testa) quanto con i meloniani sabaudi, ancora piccati dalla blastata di Christian Greco alla leader di Fratelli d’Italia all’ingresso del Museo nel 2017.

A sentire Sganga, modificare lo statuto della Fondazione Museo avrebbe rappresentato il varo di “norme ad personam che invalidano un giusto principio di rotazione per noi irricevibili”. Ma anche l’Egizio – con rimpianto dei cammellati grillini, capaci nel 2018 di espugnare la Fondazione Teatro Regio (più per altrui demeriti che per propri meriti) – è retto da un Consiglio di Indirizzo. E gli altri membri parvero tutti giustamente interessati alla sottoscrizione delle vituperate norme ad personam pur di non fermare la finora inarrestabile scia di successi targati, per l’appunto, Greco-Christillin.

Quelli dell’Egizio dell’ultimo quinquennio erano stati numeri straordinari per un museo (tanto più italiano), da media impresa: nel solo 2018 – con oltre 850mila visitatori e due mostre temporanee in calendario – l’Egizio aveva prodotto ricadute sul territorio per quasi 190 milioni di euro. E nei due anni successivi la crescita non aveva subito arresti. Il quadro emerso dalle stime raccontava di come il giro d’affari in capo all’Egizio rappresentasse tra un quinto e un quarto delle ricadute del turismo culturale torinese. “Inoltre – riporta il Sole –, per quasi un viaggiatore su due la decisione di visitare Torino è comunque collegata alla presenza del Museo Egizio”.

Al Comune spettava – e spetta tuttora – un seggio in CdI della Fondazione. Approvata la modifica statutaria, sarebbe risultata contraria la sola Città di Torino. Come in effetti fu. E secondo Sganga, in accordo a quanto riportato da Repubblica, sarebbe stata un’evidente forzatura, “vista la contrarietà della Città di Torino”. Come se l’Egizio fosse proprietà del Comune o i colonizzatori cammellati potessero esercitare una qualsiasi forma di veto.

Alla fine la modifica andò in porto, e Christillin sullo scranno del Museo siede ancora (non sappiamo per quanto ancora, alla luce delle ultime vicende). Con la candidatura a Sindaco assai probabilmente lo scranno lo preserverà anche Sganga, in Sala Rossa. Di più, no: lo scenario tracciato dai sondaggi degli ultimi mesi vede il M5S locale sempre più lontano dal riuscire a conquistare la fiducia dei cittadini torinesi alla prossima tornata. Di certo, sia Sganga o meno il candidato, con questi precedenti non conquisterà la nostra.

By Giuseppe Ripano

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