Van Dyck e il ritratto di un principe non all’altezza delle proprie ambizioni

Un ritratto, nelle intenzioni del committente, voluto per consegnare di sé alla storia l’immagine di un navigato uomo di potere, ma che Van Dyck ci restituisce come un principe non all’altezza delle proprie ambizioni. 
Anton Van Dyck, Ritratto equestre di Tommaso Francesco di Savoia Carignano, 1634, olio su tela, Galleria Sabauda, Torino

Tommaso Francesco di Savoia, principe di Carignano, commissionò due ritratti a van Dyck nel 1634: uno a mezzo busto, che fu poi regalato ai sovrani d’Inghilterra, e questo ritratto equestre. In questo periodo, il principe si trovava all’apice della sua carriera come condottiero militare: era al servizio del re di Spagna Filippo IV, che lo aveva nominato reggente dei Paesi Bassi del Sud. Per questo ritratto, van Dyck si rifà alla grande tradizione di ritratti equestri, dove il cavallo si sta impennando, a simboleggiare la capacità del principe a reggere le redini del comando anche in momenti difficili. In questo imponente dipinto di 315×236 cm Tommaso Francesco è rappresentato con il bastone di generale e con le insegne e il nastro rosso dell’Ordine dell’Annunziata, conferitegli dal padre, Carlo Emanuele I di Savoia nel 1616.

É stato più volte sottolineato che si tratta di un ritratto che Tommaso, per immortalare il proprio potere, volle “fastoso, abbagliante, svavillante” (C.E. Spantigati, scheda in Anton Van Dyck, riflessi italiani, catalogo della mostra a cura di M.G. Bernardini, Milano 2004, p. 170) e con una meticolosa ostentazione di particolari che mettessero in risalto il suo ruolo politico e la sua carica di reggente: il bastone del comando, l’armatura di fattura spagnola, come di razza spagnola – precisamente andalusa – è il cavallo, mentre l’unico legame col ducato sabaudo è la medaglia dell’Annunziata portata al collo. Ma è stato anche sottineato come, a dispetto di tutti questi particolari allusivi che ne fanno “un’icona del potere”, il ritratto manchi di quell’aspetto autorevole che avrebbe dovuto spettargli: “le regard du prince révèle que son intelligence n’est pas à la mesure de son ambition”; Van Dyck, artista troppo perspicace per volerci convincere che il modello era davvero un grand’uomo, consegnò così alla storia un principe che non era all’altezza delle proprie ambizioni (Egerton 1999, p. 275).

By Redazione

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