L’abbazia di Santa Giustina, il capolavoro degli Aleramici in Piemonte

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A Sezzadio, a pochi chilometri da Ovada, si trova uno dei monumenti medioevali più importanti del Piemonte: l’Abbazia di Santa Giustina, fondata nel 722 dal re longobardo Liutprando. Nel 1030 Ottoberto, del ramo aleramico dei marchesi di Sezzadio, la ristruttura completamente facendole affiancare un monastero benedettino: la testimonianza di questo intervento edilizio ricostruttivo è contenuta non in un documento, ma nel pavimento a mosaico all’interno della cripta. “Otbertus marchio huius domus domini reparator et ornator” è scritto sul pavimento in tessere nere su fondo bianco.

Affermazione riduttiva in quanto il marchese ricostruì sostanzialmente l’edificio dalle fondamenta. Otberto morì nel 1047 e venne sepolto nella chiesa, che quindi venne eretta sicuramente prima di quella data. Dotata di molti beni dagli aleramici raggiunse il suo massimo splendore tra il XII e il XIII secolo. Nel XIV iniziò un lento declino. Nel 1434 l’abate Antonio Lanzavecchia chiedeva ed otteneva dalla S. Sede di affidare l’abbazia alla congregazione benedettina di S. Girolamo della Corvara. Esperienza di breve durata, terminò infatti nel 1460, ma che fu causa di deturpanti interventi che alterarono gli originari caratteri altomedievali ottoniani dell’abbazia. L’ultimo abate regolare morì nel 1478 e da quell’anno fu affidata in commenda. Un secolo più tardi morì l’ultimo abate commendatario e passò agli abati di Sant’Ambrogio di Milano, che vi installarono una comunità di oblati.

Nel 1810 un decreto napoleonico pose fine alla fondazione monastica che, con le sue terre, venne ceduta gratuitamente ai veterani napoleonici. In meno di cinque anni, fino alla restaurazione dei Savoia, che abolirono il provvedimento, gli edifici dell’abbazia subirono colpi durissimi. La chiesa fu tramezzata a metà della sua altezza e trasformata in stalla e granaio. Nel 1863 fu acquistata dal senatore Angelo Frascara in un’asta dell’Economato Regio e i suoi discendenti si impegnarono in una vasta opera di restauro, con l’abbattimento di tutte le divisioni e le tramezzature interne.

La chiesa è divisa in tre navate: le prime due conservano la copertura a capriate, le tre successive presentano volte a crociera con grossi costoloni gotici aggiunti successivamente, impostati su semicolonne che si aggiungono ai preesistenti pilastri rettangolari. La differenza si spiega con il fatto che quando si eressero le volte si accorciò la chiesa, divenuta troppo grande per le esigenze di una comunità in declino numerico, isolando le prime due campate con un muro che attraversava tutta la lunghezza dell’edificio. Gli affreschi dell’abside sono di un certo pregio e nella notevole cripta a tre navate (forse ascrivibile alla primissima fase della chiesa) è ancora perfettamente conservato il grande pavimento a mosaico risalente all’XI secolo (è attestata da un’iscrizione nel pavimento stesso la committenza di Otberto).

By Redazione

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