Barbero: “Pansa? Mi viene un rigurgito a vedere quei libri”

Lo storico torinese è soltanto uno tra moltissimi studiosi schieratisi contro il giornalista piemontese, molti dei quali ne hanno smontato le tesi revisioniste figlie di un fallace approccio storiografico.

Ospite in streaming di Funamboli – Saperi dal basso, giornale indipendente che si propone di dar voce alle nuove generazioni attraverso articoli, incontri e momenti di condivisione, per parlare di Resistenza e Partigiani, Alessandro Barbero è tornato a parlare di Giampaolo Pansa e della produzione editoriale di quest’ultimo, accusata dagli storici di professione di essere spesso priva di fondamenti storiografici.

«Allora, io devo confessare che i libri di Giampaolo Pansa non li ho mica letti tutti e a fondo perché mi prende un rigurgito a prendere in mano quei libri, tuttavia so più o meno come vengono vissuti da quelli che li leggono.

Noi non possiamo essere nella testa di Giampaolo Pansa e quindi non possiamo sapere se quest’uomo, che era stato di sinistra, a un certo punto ha avuto una conversione e davvero si è detto: “i vinti meritano di essere ricordati… è stata fatta un’ingiustizia in Italia…”

Se non si è reso conto dell’effetto che stava provocando con i suoi libri, o se se ne è reso conto ma è cinicamente andato avanti perché gli rendevano un sacco di soldi.

Noi questo non possiamo più dirlo; certamente i libri sono spregevoli, non perché possano contenere delle inesattezze, io francamente non voglio dedicare neanche mezz’ora del mio tempo a leggere uno di quei libri, andare a vedere se per caso uno dei fatti riportati è stato riportato male, può darsi benissimo e non mi stupirei per niente.

Ma non mi stupirei per niente neanche se questi libri riportassero soltanto episodi autentici, perché si sa da sempre in Italia che ovviamente nella Resistenza è potuto succedere di tutto. Son cose che già negli anni ’50 i fascisti, che per inciso erano perfettamente liberi in democrazia di pubblicare libri in cui raccontavano queste cose, per cui queste cose le sapevano già tutti anche prima.

Poi la grande arte di Pansa è stata quella di far credere che nessuno le sapeva queste cose, che non se ne poteva parlare: non è affatto vero. Lo sapevano tutti. Dopodiché appunto, episodi drammatici? Tragici? Crimini? Crimini dei partigiani con l’autorizzazione delle autorità alleate, che in genere dicevano ai partigiani “Fate pulizia”?

Chi può dire non importa? Certo che è sempre una tragedia, però appunto se andiamo a vedere i crimini che hanno commesso i liberatori allora? Gli eserciti che risalivano la penisola ne hanno commesso di crimini, contro la popolazione civile, contro i prigionieri di guerra… Fin da quando sono sbarcati in Sicilia, e tuttavia le popolazioni delle città italiane li accoglievano festanti, felici che fossero arrivati.

Quindi appunto, il problema è che di singoli episodi se ne potranno sempre trovare in qualunque contesto per mettere in buona o cattiva luce chiunque: quello che conta è chi stava dalla parte giusta e chi stava dalla parte sbagliata.

E io sfido chiunque oggi arriccia il naso davanti ai partigiani o ha i libri di Pansa sullo scaffale in bella vista a dire: “Ma tu avresti preferito che vincessero quegli altri? Ma tu vorresti vivere in un mondo in cui avrebbe vinto Hitler? E in cui le camere a gas avrebbero continuato a funzionare?” Davvero? Se tu me lo dici sinceramente mi sta bene, d’accordo. Ma io voglio vedere quali lettori dei libri di Pansa risponderebbero sì a questa domanda».

By Redazione

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