Il forte Bramafam, erede di Exilles e precursore dello Chaberton

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Oggi vi proponiamo il Forte Bramafam di Bardonecchia, che insieme ad altre fortificazioni militari come quelle di Exilles, Fenestrelle Bard e Vinadio punteggia l’arco delle Alpi occidentali.

In seguito alla costruzione della Galleria del Frejus, 1871, la conca di Bardonecchia divenne un punto strategico, da difendere con una nuova fortificazione permanente. Fu scelto il sito dell’antico castello di Bramafam, posto su una erta rupe in posizione dominante sulla sottostante vallata. Il forte fu un capolavoro di tecnica militare e riuscì a conciliare i vecchi materiali quali la pietra e gli spessi volumi di terra con i nuovi ritrovati dell’ingegneria militare, ovvero calcestruzzo e cupole di acciaio.

Le strutture murarie delle opere di superficie erano prevalentemente sul fronte di gola e comunque ben defilate; al loro interno trovavano posto i depositi i locali logistici e le camerate per 200 uomini. La difesa ravvicinata era garantita da muri a feritoie e banchette di tiro per fucilieri. L’armamento era rilevante e particolarmente moderno per il tempo: 2 torri modello Gruson per cannoni da 120 mm e 4 torri a scomparsa Gruson per cannoni a tiro rapido da 57 mm. Le batterie in barbetta ospitavano 6 cannoni da 87 mm e in una piazzola esterna potevano essere schierati due pezzi da 149 mm. Nei magazzini si trovavano poi 4 mortai da 87 mm da istallare in caso di esigenza.

Gli obbiettivi spaziavano su tutti i punti strategici della conca di Bardonecchia, specialmente sugli sbocchi dei diversi colli alpini. Negli ultimi decenni il forte è stato recuperato grazie al lavoro dell’ASSAM ed è ora completamente restaurato e visitabile. Al suo interno è allestito una museo di storia militare.

A occuparsi del forte e dell’annesso museo è l’Associazione per gli Studi di Storia e Architettura Militare, fondata nel 1990 da Pier Giorgio Corino, Piero Gastaldo e Massimo Sibour, accomunati dall’interesse per l’architettura militare. In breve tempo l’Associazione è riuscita a riunire un gruppo di appassionati, che hanno finalmente potuto confrontarsi, discutere e, soprattutto, collaborare alla realizzazione di obiettivi e progetti comuni, inerenti il “bene storico” militare.

Nel 1993 per non rimanere inattivi davanti allo sfascio del patrimonio fortificato italiano si fece strada l’idea di “sporcarsi le mani” in prima persona, cercando di salvare almeno una fortificazione che venne individuata nel Forte Bramafam, nel febbraio 1994 fu presentata domanda al Ministero delle Finanze; il 18 maggio 1995, dopo una lunga trafila burocratica, l’Associazione lo ottenne in affidamento. Da allora paghiamo un affitto allo Stato per restaurare un bene dello Stato.

La scelta di questa fortificazione non era stata casuale: si tratta di uno dei pochi esempi superstiti di impianti a struttura lapidea adattata alle esigenze tecnologiche di fine Ottocento, un’opera di transizione che accomuna l’utilizzo della pietra e della calce nelle strutture verticali, e di un getto di calcestruzzo su un letto di putrelle in quelle orizzontali, con l’adozione di impianti d’artiglieria per quegli anni avveniristici. A fine Ottocento il Bramafam era la più importante fortificazione delle Alpi Cozie, erede di Fenestrelle e Exilles, e predecessore dello Chaberton.

By Redazione

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