Chianale, l’ultimo orgoglioso villaggio della val Varaita

#borgochevai, la rubrica del Caffè dedicata ai piccoli centri urbani del Piemonte: tra borghi più belli d’Italia e perle ancora nascoste al turismo di massa, un viaggio alla scoperta di culture, sapori e tradizioni.

A 1800 metri d’altitudine, al confine con la Francia, in fondo alla Val Varaita di cultura occitana, si trova questo villaggio dal cuore d’ardesia, con i suoi tetti di lose, le sue pietre, i suoi legni, le vecchie travi. Les montagnards sont là. La posizione è magnifica, al riparo dalle valanghe. A Chianale si respira tutto il profumo delle Alpi, quando l’aria di neve spazza via i pensieri sotto un cielo color dell’acciaio; quando il silenzio scende sulle case intorpidite che sembrano stringersi tra loro come a tenersi caldo. I larici riposano come carezze nella neve e l’allegria scaccia la solitudine vicino al fuoco amico del camino. La cultura provenzale, orgogliosamente esibita dai pochi abitanti rimasti, riporta al tempo dei trovatori, che forse nella bella stagione componevano versi e musica nell’Alevé, il bosco di pini cembri più grande d’Europa, sulle pendici del Monviso. Attraversato dallo Chemin Royal che portava in Francia, il villaggio fu solo sfiorato dalle guerre di religione, e il tempio calvinista e la chiesa cristiana stavano senza problemi l’uno di fronte all’altra. Chianale, o meglio La Cianal in lingua occitana, significa canale, alludendo a un’opera di canalizzazione del torrente Varaita tra le case. Vi è anche chi sostiene che la cianal anticamente indicasse la sorgente stessa del fiume.

Alla fine del primo millennio l’Alta Valle Varaita (abitata sin dalla preistoria) subisce le incursioni e le razzie dei Saraceni, la cui cacciata è rimasta nella tradizione popolare con le feste della “Baìo” di Sampeyre e la “Beò” di Bellino. Nel 1125, la valle è assegnata ai marchesi di Saluzzo, per poi passare un secolo dopo al Delfinato di Francia. Fino al 1713 godrà di un’autonomia unica per quei tempi: la République des Escartouns. Con il Trattato di Utrecht la zona è ceduta ai Savoia e il confine tra i due Stati è posto in cima al colle dell’Agnello, a 2748 m di quota. Nel 1891, il villaggio de La Cianal conterà ben 449 abitanti, a fronte delle poche decine di oggi. La comunità detiene il triste primato dello spopolamento in tutta la Val Varaita.

La struttura del borgo è centrata sull’asse dell’antico Chemin Royal, la strada del sale che portava in Francia. Proseguendo da Chianale, infatti, attraverso una spettacolare arrampicata sino a 2748 m, che l’automobile può affrontare solo d’estate, si raggiunge il colle dell’Agnello da dove si scende nella regione del Queyras.

Il borgo di Chianale è diviso dal torrente Varaita in due nuclei collegati tra loro da un ponte in pietra, vero cuore del borgo. Il ponte si trova in corrispondenza di una piccola piazzetta con fontana su cui si affaccia l’antica chiesa di Sant’Antonio.

Sorta nel XIV secolo, è stata la Parrocchiale di Chianale dal 1459 fino a tutto il Seicento. Semplice e armoniosa, con campanile a vela biforato e un portichetto d’ingresso, presenta un meraviglioso portale romanico a triplice ghiera. L’interno è ad aula con volta a botte. Gli archi trasversali sono retti da mensole scolpite con espressivi mascheroni e têtes coupées che rimandano all’arcaico substrato celtico. Sullo Chemin Royal, asse centrale del borgo, l’edificio al n. civico 17, Casa Martinet, è ciò che resta del tempio Calvinista. Chianale fu, per buona parte del Seicento, fino alla vigilia della revoca dell’Editto di Nantes, l’unico centro della valle in cui fosse consentita la libertà di culto. Si noti sulla facciata la bifora con le armi di Francia e Delfinato.

Al di là del Varaita si leva, invece, la più recente parrocchiale di San Lorenzo, costruita tra Sei e Settecento, che conserva all’interno un altare barocco di tradizione brianzonese del 1726, appoggiato a quattro massicce colonne tortili di pino cembro e frutto di uno splendido lavoro di intaglio.

Il patrimonio architettonico delle valli alpine è stato spesso declassato a cultura povera. Non è difficile, al contrario, osservare anche in Alta Val Varaita piccoli capolavori di architettura contadina sparsi qui e là, nelle borgate e nelle zone più impervie: ad esempio, case con un’articolazione di piani e un gioco di aperture estremamente originali, esatte nelle proporzioni e disposte funzionalmente in modo da fronteggiare i rigori del clima. Da ammirare, infine, a Chianale i bellissimi tetti in lose delle abitazioni, che visti dall’alto rendono compatto e suggestivo il borgo.

By Redazione

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