Volpedo, il borgo divenuto arte sui pennelli del Pellizza

#borgochevai, la rubrica del Caffè dedicata ai piccoli centri urbani del Piemonte: tra borghi più belli d’Italia e perle ancora nascoste al turismo di massa, un viaggio alla scoperta di culture, sapori e tradizioni.

Il piccolo borgo di Volpedo sembra a prima vista sfilacciato, poco compatto nella sua struttura urbanistica d’impronta medievale, ancora chiaramente visibile, a causa degli interventi edilizi che hanno alterato le fisionomie originarie. D’altra parte, questo è un paese di campagna, di chiara vocazione agricola, che non ha mai agito in funzione di una sua valorizzazione turistica, se non negli ultimi tempi. E’ successo infatti che l’amministrazione, grazie alla spinta che veniva al paese dall’essere la patria di uno dei più grandi pittori italiani tra Otto e Novecento, Pellizza da Volpedo, abbia deciso di giocare questa carta per recuperare le memorie legate al paesaggio, all’arte, alla storia. E’ parso allora utile – a fronte di un progetto di restauro già efficacemente avviato – inserire nei Borghi più belli un luogo dal fascino rurale, magari poco appariscente, ma testimone di un’epoca – l’Ottocento – poco rappresentata nelle nostre tipologie “classiche” di bellezza, che sono perlopiù di matrice medievale, oppure rinascimentale o barocca.

Pieve romanica di San Pietro

A Volpedo, la fisionomia ottocentesca permette al visitatore di seguire un itinerario tra arte e paesaggio sui luoghi pellizziani. Si parte dunque dallo Studio fatto costruire da Pellizza nel 1888, dopo aver deciso di vivere e operare nel paese natale, pur restando in contatto con le grandi correnti artistiche internazionali. L’atelier, che era per l’artista luogo di lavoro ma anche di studio e di incontro con gli amici, quando non gli era possibile dipingere en plein air, è aperto al pubblico e si presenta come un contenitore prezioso delle memorie di Pellizza. I luoghi del pittore rivivono attraverso le riproduzioni in grande formato di dieci opere disseminate nel borgo e collocate in punti selezionati, a diretto confronto con gli scorci di paesaggio che le hanno ispirate. In questo museo all’aria aperta, il continuo paragone tra l’oggi e l’ieri sollecita il ricorso alla potenza dell’arte, che si manifesta via via lungo il percorso.

Di fronte alla casa natale di Pellizza, adiacente allo studio, si apre lo slargo riprodotto nell’olio La strada per Casalnoceto (1890-91). Più avanti, nel cortile di casa Pellizza, si scorge lo scenario in cui è ambientata la prima tela divisionista, Sul fienile (1896).

Imboccando via Garibaldi verso il centro del paese, si scorge a destra il paesaggio della Strada della pieve di Volpedo (1896). Proseguendo per la stessa via e costeggiando il muro del giardino di palazzo Malaspina, si entra in piazza Perino, già sede del mercato del bestiame e ora del mercato della frutta. Di fronte, sulla destra, si apre la viuzza tra il giardino e il palazzo che da Perino Cameri – capitano di ventura che nel XV sec. ricevette dai Visconti il borgo in feudo – passò a Guidobono Cavalchini nel XVIII sec. e poi ai Malaspina, ogni volta modificato.

Proseguendo verso il cuore del paese, si contorna l’ottocentesco Palazzo Comunale (da vedere il bassorilievo gotico nell’atrio) e si entra nella piazza principale, che sarà a breve oggetto di recupero. La stretta via della Chiesa, incastonata nel cuore dell’antico castrum, conduce alla piazzetta, oggi chiamata Quarto Stato, in cui Pellizza realizzò, dal 1892 al 1901, le sue grandi opere sociali utilizzando i contadini come modelli dal vero: Ambasciatori della fame, Fiumana, Il cammino dei lavoratori e, infine, Il Quarto Stato. Un lampione indica la posizione in cui il Pellizza piazzava il cavalletto.

Continuando per via del Torraglio, dove le case hanno conservato l’originaria pietra nuda, sottratta nei secoli al letto del vicino torrente, si scende lo scalone e si giunge alle vecchie mura, d’impianto cinquecentesco, salvate dalla distruzione grazie all’intervento di Pellizza nel 1904. Riprendendo a ritroso via Cavour, si passa davanti alla sede della ex Società operaia di mutuo soccorso (1896), di cui Pellizza caldeggiò la costruzione, e si arriva alla millenaria Pieve, gioiello romanico della val Curone. La chiesa campestre, già citata nel 965 e ricostruita nel XV sec., presenta una facciata di assoluta semplicità e custodisce all’interno pregevoli affreschi quattrocenteschi.

By Redazione

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