Tra due fiumi e due epoche, l’abbazia di San Nazzaro Sesia

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Oggi vi proponiamo la medievale Abbazia dei Santi Nazario e Celso di San Nazzaro Sesia, a pochi chilometri dalle città di Novara e Vercelli. La fondazione dell’Abbazia è legata ad un documento datato 1040, citato da più storici in relazione a fatti diversi, chiamato “Donatio Riprandi”. Riprando è il 48° Vescovo di Novara ed è un Conte di Biandrate, fratello del vassallo imperiale. In quella data Riprando dona il terreno su cui sorgerà l’abbazia ai monaci benedettini “…quivi chiamati con diritto di decima…”.

Una volta fondata l’Abbazia aumenta sempre in potenza e prestigio, fino a raggiungere il culmine intorno alla metà del 1400. In questo periodo è l’abate Antonio Barbavara, cresciuto nell’ambiente clericale milanese, a prendersi cura del complesso. Grazie a questa grandissima figura l’abbazia viene interamente ricostruita ed assume l’aspetto odierno. In quel periodo San Nazzaro è l’abbazia a più alto reddito di tutto il Piemonte e riesce ad imporre il suo volere anche a discapito delle volontà della curia vercellese: ha raggiunto un potere ed un prestigio talmente alto che riesce a raccogliere decime in tutto il novarese, nel vercellese e in parte del pavese ed in tutta la Valsesia. Possiede addirittura delle piccole filiali sparse per il territorio (le Celle) che hanno il compito di incassare parte delle decime che vengono poi portate a San Nazzaro.

Da questo momento in poi la storia vede una progressiva decadenza accentuatasi in modo definitivo ai primi dell’800 con il passaggio di Napoleone. Parte dell’Abbazia venne venduta a privati quali i Sella, ramo della famiglia di banchieri (al quale appartiene il noto Quintino Sella), gli Isnard in seguito, fino ad arrivare ai giorni nostri.

La decadenza termina solamente ai giorni nostri, precisamente negli anni ’60 del secolo scorso quando, grazie alla coraggiosa ed instancabile opera di un grande parroco sannazzarese, don Danilo Gallo di Palazzolo, hanno inizio i lavori di restauro che riportanto la costruzione all’antico splendore quattrocentesco.

Il complesso è formato da strutture di diverso periodo storico. Le parti più antiche sono la torre campanaria, sorta come torre di avvistamento, e le due ali del nartece antecedente la facciata, ovvero ciò che rimane del quadriportico costruito intorno al 1150, poco dopo la data di fondazione dell’abbazia stessa (1040). I tagli dovuti all’abbattimento degli altri due lati sono ancora oggi chiaramente visibili.

Il nartece è quasi interamente costituito da pietre del fiume Sesia disposte a spina di pesce in modo tale da aumentarne al solidità . La malta stessa è stata ottenuta da materiali rinvenuti sul posto, nei pressi del fiume Sesia. Probabilmente era in origine adibito ad “hospitalis”, serviva cioè come luogo di riposo e ristoro per i viandanti ed i pellegrini, che sappiamo essere stati numerosissimi in epoca medievale, ed inoltre aveva la funzione di ospitare i catecumeni, quelle persone cioè non ancora battezzate che non potevano accedere alle funzioni religiose cristiane: al centro di questo quadriportico vi era infatti – quasi sicuramente – un catino per battezzare queste persone, come si può intuitivamente dedurre dai canaletti di scolo per le acque scoperti durante i restauri degli anni ’60.

Il chiostro è invece quattrocentesco: questa costruzione viene realizzata per completare la struttura di una tipica abbazia medievale nella quale il “claustrum” aveva la funzione di distribuire la vita quotidiana dei monaci benedettini che vi risiedevano.

La chiesa, interamente ricostruita intorno al 1450 è una tipica costruzione a capanna, suddivisa internamente in tre navate. La ricostruzione è avvenuta sui resti della primitiva chiesa del 1100, chiesa, molto più piccola dell’attuale: le volte sono a crociera, nello stile tipico delle costruzioni religiose del periodo di passaggio tra lo stile romanico e quello gotico.

By Redazione

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