Usseaux, fiori e murales tra le valli valdesi

#borgochevai, la rubrica del Caffè dedicata ai piccoli centri urbani del Piemonte: tra borghi più belli d’Italia e perle ancora nascoste al turismo di massa, un viaggio alla scoperta di culture, sapori e tradizioni.

Il sole cala dietro il colle dell’Assietta, rosso del sangue dell’antica battaglia fondativa del Piemonte. I cardi davanti alle case dei villaggi di Usseaux sono indicatori del tempo, si chiudono quando piove. Il vivere lento, qui, è una promessa: le meridiane solari con le scritte in patois ci ricordano che ogni fretta è vana, e ogni minuto è prezioso, ma per l’eternità. Dal profondo del tempo viene l’usanza celtica del totem del capo: un monito per operare bene, a favore della comunità. A Usseaux nelle gelide sere invernali ci si ritrova ancora nelle tipiche stalle, con volte a botte e pilastro centrale, riadattate a taverna, per mangiare, cantare, raccontare. C’è nostalgia delle veglie, in queste case fatte solo di legno, pietra e terra, che il fiato delle mucche ha incollato e tiene insieme. Questo è il luogo delle rondini, che si danno adunanza nella borgata di Balboutet. È il luogo dove cattolici e valdesi, dove la croce sabauda e il giglio di Francia, si sono duramente confrontati e poi hanno finito per convivere. E proprio dalle sponde del lago Laux, uno sguardo autunnale verso Usseaux e il Colle delle Finestre ci fa sentire di nuovo uomini liberi, hommes libres, come si definivano i valligiani della République des Escartons.

È nel 1343 che la storia di Usseaux e della sua vallata cambia radicalmente. Il Delfino di Francia Umberto II, insieme a 18 rappresentanti delle valli alpine, firma la Carta delle Libertà: nasce così la Repubblica degli Escartons, che comprende cinque valli – Briançonnais, Oulx, Casteldelfino, Val Chisone, Queyras – le cui popolazioni, affrancate dalle servitù feudali, si uniscono per difendersi da una natura ostile e provvedere al loro fabbisogno. Nei secoli successivi l’esperienza degli Escartons – “les hommes libres” – prosegue sotto il dominio dei Re di Francia e dura fino al trattato di Utrecht, che determina la spartizione del territorio degli Escartons tra Francia a Casa Savoia: a quest’ultima vanno gli Escartons della Val Chisone.

Nell’ambiente degli Escartons si sviluppano il valdismo e, poi, la riforma protestante, così che anche a Usseaux convivono per secoli la fede cattolica e quella la valdese; nel 1526, proprio in Val Chisone, a Laux, i Valdesi si riuniscono per discutere le nuove idee di riforma calvinista, e in breve tutta l’alta Val Chisone, in cui il calvinismo era fortemente consolidato, passa al culto riformato.

Ma risale al settecento il secondo punto di svolta della storia di queste terre, quando Usseaux è prima concessa in feudo ai Brunetta di Pinerolo, nel 1734, e finisce con il determinare l’esito del conflitto sul fronte piemontese della guerra di successione austriaca: nel 1747, il 19 luglio, l’esercito franco-spagnolo è sconfitto dall’esercito austro-piemontese nella famosa battaglia dell’Assietta, grazie anche al determinante aiuto delle milizie locali. Valdesi giovani e meno giovani che non combattono per casa Savoia, ma per salvare le proprie valli dalla minaccia del ritorno delle persecuzioni dei cattolici francesi. Combattono nei boschi, tendendo imboscate alle colonne franco-spagnole in marcia verso l’Assietta, senza che gli spaesati invasori possano opporre resistenze organizzate contro gli abitanti della montagna.

Il piccolo comune di Usseaux in Alta Val Chisone è ancora oggi un esempio di realtà agricola e contadina di alta montagna. È distribuito su cinque borgate, fra le più antiche della valle, in una incantevole cornice alpina: Usseaux – il capoluogo, Balboutet, Laux, Pourrières e Fraisse.

Le case in pietra e legno addossate le une alle altre, le fontane, i lavatoi, le stalle, i forni per il pane, il vecchio mulino, le strade lastricate, i segni ancora evidenti, ma sempre più flebili, della cultura, della lingua e delle tradizioni occitane dei popoli della République des Escartons: ecco cosa si può trovare sui monti dove regna il pzit rei, l’uccellino del re, cioè lo scricciolo. I villaggi alpini di Usseaux meritano una sosta per scoprire una dimensione “altra” della vita, fatta di ritmi lenti, gesti quotidiani ripetuti nel tempo, cui fa da controcanto una natura che sa ancora donare emozioni nel trascorrere ciclico delle stagioni.

Il capoluogo Usseaux è il paese del pane e dei murales. Una quarantina di dipinti murali – il cui tema spazia dalla vita contadina, al mondo della natura, degli animali e delle favole – si snoda lungo le stradine e i vicoli. Da vedere anche il forno della comunità, che in alcune occasioni ancora viene usato per la panificazione, il grande lavatoio, il mulino ad acqua ristrutturato, la chiesa parrocchiale di San Pietro, e soprattutto la struttura compatta dell’abitato, illeggiadrito dai fiori ai balconi e depurato dalle fatiche di un tempo. L’origine della borgata è settecentesca, con diverse costruzioni che hanno mantenuto la struttura originaria.

Poco lontano dal capoluogo, lungo la strada che conduce a Pian dell’Alpe, Balboutet, per la sua esposizione a sud, è il paese del sole e delle meridiane. Nel piccolo centro agricolo, importante nella vallata per l’allevamento bovino e per la produzione di formaggi, venti quadranti solari realizzati sui muri delle case e una Piazza del Sole illustrano le varie tipologie di misurazione del tempo e propongono un percorso didattico sul sistema solare. A far compagnia al passeggero, moltissime rondini, grazie alla presenza di vecchie stalle.

Sulla destra orografica del torrente Chisone, Laux è la borgata dell’acqua, adagiata su un piccolo pianoro, con il suo fiabesco laghetto naturale. È tra i villaggi alpini più belli e integri della valle. Al suo interno, la Chiesa con l’antica meridiana e la Piazza della Preghiera ricordano la presenza valdese. Il comune vorrebbe recuperare un’abitazione del 1660 per farne una casa del libero pensiero, un luogo di riflessione in un villaggio simbolo della concordia tra religioni. C’è, appunto, il progetto di un “sinodo dei filosofi”, che non si potrebbe realizzare che qui, tra lo sgocciolio dell’acqua che ti accompagna ovunque e i profumi di latte e di legna che brucia.

Affacciata alla strada regionale del Sestriere, ecco Pourrières, la borgata dell’Assietta, con l’antica chiesa e il piccolo cimitero e, più a monte, il vallone di Cerogne e il colle dell’Assietta. Ultimo borgo a monte è Fraisse, la borgata del legno, circondata da boschi e da un’intensa vegetazione e attraversata dal torrente Chisone, sulla cui sinistra orografica sorge la parte più abitata, dove ancora si concentra qualche falegnameria.

By Redazione

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