Il lockdown non ferma i Musei Reali, tra la riapertura dei Giardini di Levante e i nuovi allestimenti

Il lockdown non sembra fermare la tabella di marcia di Enrica Pagella. Frenare sì, ma fermare no. La direttrice dei Musei Reali è, insieme al duo Greco/Christillin dell’Egizio, la dirigente culturale che negli ultimi anni più e meglio ha fatto per la cultura torinese. E i risultati in termini di pubblico dei Musei Reali negli ultimi anni pre-Covid lo confermano.

Sebbene il maxi-polo museale che include Palazzo Reale e l’Armeria Reale sui social non sia al momento in grado di competere con le principali istituzioni museali europee, pur tra le mille difficoltà con cui deve fare i conti – si va dagli scarsi finanziamenti ai vizi di forma della burocrazia italiana – Pagella porta regolarmente a termine progetti che fanno dei suoi Reali un centro dinamico quanto basta nel sonnecchioso clima culturale sabaudo.

Dopo l’inaugurazione prevista per settembre 2020 slittata a causa del Covid, e il ritardo dei lavori della ditta appaltatrice barlettana, sospesi nel corso del secondo lockdown, i Giardini di Levante dei Musei Reali di Torino riapriranno in tempo per San Giovanni. Un regalo alla cittadinanza, nei progetti della direttrice del polo museale Enrica Pagella e dell’architetto Marina Feroggio. Che indicano per la fine di giugno la probabile chiusura del cantiere di restauro che riconsegnerà i giardini alla cittadinanza.

Si potrà così tornare a passeggiare intorno alla fontana di Nereide e i Tritoni, realizzata nel 1757 dallo scultore Simone Martinez. Il progetto riguarda il restauro del gruppo scultoreo (già restaurato nel 2016) mentre la vasca, fortemente degradata, sarà rimessa in funzione grazie ad un intervento di risanamento, impermeabilizzazione e corretta distribuzione di adduzioni e scarichi.

Sempre per San Giovanni è previsto il ricollocamento nella galleria della Sindone dell’ultimo quadro danneggiato nell’incendio del 1997 ancora da recuperare. Si tratta della tela dipinta dall’artista livornese Tommaso Gazzarrini nel 1848 “Amedeo VI presenta a Urbano V il patriarca di Costantinopoli”, restaurata grazie all’iniziativa “Talenti per il fundraising”, promossa dai giovani partecipanti del corso di alta formazione della Fondazione CRT sulla piattaforma Rete del Dono e che ha recuperato circa 18.500 euro.

Per la tarda primavera è invece prevista l’inaugurazione del progetto espositivo dedicato alla cultura cipriota, originariamente previsto per il 2020 ma anch’esso slittato a causa del lockdown. La mostra “Cipro. Crocevia di civiltà” si delinea intorno alla più importante collezione cipriota italiana, quella dei Musei Reali, ad oggi largamente inedita, ed è arricchita da prestiti unici per la prima volta in Italia provenienti da illustri istituzioni straniere, tra cui il British Museum di Londra, il Metropolitan Museum of Art di New York, il Fitzwilliam Museum di Cambridge, Medelhavsmuseet di Stoccolma, il Kunsthistorisches Museum di Vienna e il Cyprus Museum di Nicosia.

Le collezioni cipriote dei Musei Reali costituiscono un nucleo pressoché unico nel panorama dei grandi musei europei. Il Museo di Antichità di Torino conta infatti più di 1:000 reperti, frutto di donazioni avvenute a partire dal 1847 sotto il console del Regno di Sardegna Marcello Cerruti e, soprattutto, grazie agli scavi condotti da Luigi Palma di Cesnola, console americano sull’isola ma torinese di nascita e da suo fratello Alessandro. Tale raccolta è paragonabile per importanza scientifica e varietà alla grande collezione del Museo Egizio di Torino, di cui rappresenta un ideale contraltare mediterraneo. La raccolta torinese costituisce nel contempo l’alter ego della collezione cipriota allestita al Metropolitan Museum of Art di New York dallo stesso Luigi Palma di Cesnola, in veste di primo direttore.

Per il prossimo autunno è invece prevista la riapertura del Museo di Antichità, con il nuovo allestimento curato dall’architetto Filippo Masino e orientato a rendere l’esperienza museale quanto più “social” possibile. Masino parla di un allestimento “Instagram proof”, che racconti attraverso la ricca collezione museale il dialogo tra Torino e il mondo del Mediterraneoe delle reti diplomatiche che i Savoia seppero tessere tra XVI e XIX secolo con le case regnanti europee.

By Vincenzo Lo Iacono

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